CHI SONO I VERI TERRORISTI?
INDUBBIAMENTE QUELLI DELL'ISIS E COMPAGNIA AFFINE... I PORTATORI DI
MORTE... QUELLI "CATTIVI"... QUELLI CHE E' GIUSTO COMBATTERE PERCHE'
ESPRESSIONE DEL "MALE"...
POI CI SONO ALTRI TERRORISTI...
SEMPRE PORTATORI DI MORTE... RISPETTO ALL'ISIS LE LORO VITTIME, MILIONI E
MILIONI, NON HANNO MAI AVUTO PIETA' E CONSIDERAZIONE... CHI SI RICORDA
PIU' DEI NATIVI AMERICANI, I PELLEROSSA...
CANCELLATI NEL RICORDO, A PARTE POCHI CHE OSTINATAMENTE VOGLIONO
RICORDARE TUTTI I GENOCIDI E NON SOLO QUELLO CHE ALCUNI VORREBBERO CHE
FOSSE L'ESCLUSIVO...
E I NERI AFRICANI, I COSIDDETTI "NIGER",
SCHIAVIZZATI, TORTURATI, UCCISI, BUTTATI IN MARE INCATENATI L'UN CON
L'ALTRO, UN ALTRO GENOCIDIO IMPOSSIBILE DA QUANTIZZARE...
E I
BAMBINI, LE DONNE, I VECCHI ITALIANI, TEDESCHI E GIAPPONESI UCCISI DALLE
LORO BOMBE, QUELLE DEI "BUONI" ALLO SCOPO DI TERRORIZZARE E
STERMINARE... ANCH'ESSI MILIONI E MILIONI... DIMENTICATI, VITTIME
IMMOLATE PER LA LIBERTA' (COSI' DICONO LORO)...
E IL MEZZO MILIONE DI BAMBINI VIET AMMALATI E MORTI DI CANCRO PER LE ARMI CHIMICHE DEI SOLITI "BUONI"...
E I MILIONI DI CIVILI VIET POLVERIZZATI COL NAPALM E LE BOMBE... VITTIME DI SERIE C... ERANO "COMUNISTI"...
E I MORTI ITALIANI PER L'URANIO IMPOVERITO... I VERTICI POLITICI E
MILITARI ITALIANI, SINO A POCO TEMPO FA, HANNO NEGATO L'USO DA PARTE
DEI "BUONI" DELL'URANIO...
E, ULTIMI IN ORDINE CRONOLOGICO, I CIVILI IRAKENI E AFGHANI...
I VERI TERRORISTI, INSIEME A QUELLI DELL'ISIS SALAFITA E WAHHABITA, SONO LORO I MASTICATORI INSTANCABILI DI CHEW GUM...
EPPURE, NELL'IMMAGINARIO COLLETTIVO, QUESTI TERRORISTI, A TUTTI GLI
EFFETTI, SONO "I BUONI", "I LIBERATORI", "QUELLI CHE CI HANNO
AIUTATO"... SCORDANO QUESTE ANIME PIE E SEMPLICI LE DECINE DI MILIONI DI
VITTIME DEL "BUONISMO" AMERICANO"... NON E' COLPA LORO... GIORNALI, TV,
CINEMA HANNO FATTO UN BUON LAVORO... UN BEL LAVAGGIO MENTALE... LO
FANNO ANCHE AI GIORNI VOSTRI... HANNO AFFINATO LA TECNICA... UTILIZZANO
COME CAVALLI DI TROIA GLI "UTILI IDIOTI" DI LENINIANA MEMORIA...
A VOI LO SCRITTO DI UN SACERDOTE...SE AVETE TEMPO E VOGLIA LEGGETE
L'ORRORE DELLE SUE DESCRIZIONI... MENTE ANCHE LUI?... MA SI, PER I
SOLITI SOLO L'EGIZIANO, L'ORIANA NAZIONALE, CLAUDIO PAGLIARA
(CORRISPONDENTE DELLA RAI), IL GIORNALE, LIBERO, LA STAMPA ED ALTRI
ANCORA (QUELLI IN MANO AI SOLITI NOTI) DICONO IL VERO... CONTENTI
LORO... CHISSA' SE UN GIORNO AVRANNO A PENTIRSI DI TANTO ENTUSIASTICO
SUPPORTO... QUANDO I LORO FIGLI PARTIRANNO PER LA PROSSIMA GUERRA CONTRO
LA RUSSIA (LA LOTTA ALL'ISLAM DI COSTORO E' SOLO UN "FALSO SCOPO"...) E
MORIRANNO... COME IN AFGHANISTAN... E NON SOLO IN 54... MORIRANNO
CONTENTI PER I SOLITI "BUONI" A STELLE E STRISCE... QUELLI ESPRESSIONE
DEL "BENE"... IL LORO...
COSI' PARLO' ZETA ZETA
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IRAQ: OLTRE IL GENOCIDIO.
Riproponiamo il testo della lettera aperta inviata al Segretario
generale dell'ONU, Kofi Annan, da padre Jean-Marie Benjamin il 13
settembre del 2000.
Iraq: un popolo da 10 anni chiuso in un immenso campo di concentramento.
1.500.000 morti tra i quali 500.000 bambini dopo 10 anni di embargo,
10 anni di bombardamenti e di contaminazione radioattiva provocata
dalle armi all’uranio impoverito utilizzate dalle forze anglo-americane.
di Padre Jean-Marie Benjamin
Signor Segretario generale,
Sembra, ed è preoccupante, che non bastano le calamità naturali
(terremoti, alluvioni, cicloni) che colpiscono un po’ dappertutto nel
mondo! No, non bastano; occorre aggiungere un altro dramma, volontario,
premeditato ed organizzato contro un paese distrutto da 135.000
tonnellate di bombe (dalla guerra del Golfo ad oggi), equivalente a sei
volte la potenza distruttiva della bomba di Hiroshima, per di più
rinchiuso in un vasto campo di concentramento, che è l’embargo. Epidemie
che si sviluppano in tutto il paese, ospedali che versano in situazioni
catastrofiche e quando arriva un medicinale, il dramma dei medici è
quello di dover decidere a chi somministrarlo, di fronte a centinaia di
casi uno più urgente dell’altro (ho personalmente verificato durante i
miei vari viaggi in Iraq, che in alcuni ospedali, si è costretti ad
operare bambini di appendicite e di altre malattie, senza anestesia!).
Dalle cifre dell’UNICEF, il tasso di mortalità infantile “è il più
elevato al mondo ”: oltre 500.000 i bambini morti, oltre 1.500.000 i
civili. Da 56 bambini, al di sotto dei cinque anni, morti su 1000, nel
1991, a 131 su 1000 attualmente. Dal programma mondiale per
l’alimentazione, la disponibilità alimentare è scesa da 3120 a 1093
calorie al giorno per abitante. Le malattie mentali sono aumentate in 10
anni del 18% (ultimo rapporto dell’UNICEF del 29 agosto 1999 “Iraq:
mortalità infantile e sopravvivenza”).
L’Olocausto del 2000.
Nonostante la risoluzione ONU n. 986 (Oil for Food - petrolio contro
alimenti), che copre solo il 40% del fabbisogno della popolazione, in
Iraq manca di tutto: acqua potabile, latte, verdure, carne, medicine,
materie prime, macchinari e pezzi di ricambio. Le categorie
professionali più agiate (tecnici, insegnanti, specialisti) sono pagate
da 5 a 10 dollari al mese (circa 18.000 lire); le classi medie della
popolazione da 3 a 5 dollari al mese (l’equivalente del prezzo di due
chili di carne) e le categorie inferiori, che non hanno praticamente
nessun reddito, devono sopravvivere alla giornata. In dieci anni, il
dinaro iracheno ha perso più del 20.000%. Le razioni medie giornaliere
sono composte da tè e pane al mattino, riso a mezzogiorno e pochi grammi
di ceci la sera. Le centrali elettriche e gli impianti di depurazione,
soprattutto nel sud del Paese, sono stati distrutti dai bombardamenti,
privando la popolazione di acqua potabile ed elettricità (alcune città
fino a 10 ore al giorno senza elettricità), in zone dove la temperatura
in estate supera i 50 gradi all’ombra, con città senza risorse in pieno
deserto. I trasporti sono praticamente inesistenti e solo il 30% delle
derrate alimentari che ancora si riesce a produrre nel nord del Paese
giunge nel resto dell’Iraq.
“In molte famiglie dell'Iraq”,
afferma il Patriarca Cattolico di Babilonia, Raphaël I. Bidawid, “i
genitori sono costretti a chiedere ai figli chi di loro voglia mangiare
la mattina e chi la sera, perché non c’è cibo a sufficienza per
alimentarli due volte al giorno”.
Sono state distrutte dai
bombardamenti 8.613 scuole (su un totale di 10.334). Nel sistema
scolastico, la situazione dell’istruzione e della cultura è catastrofica
e rispecchia in pieno l’attuale condizione del Paese. Solo un terzo dei
bambini in età scolare riceve un’istruzione adeguata. Molti ragazzi non
vanno più a scuola perché costretti a mendicare, altri, per
sopravivere, si lasciano trascinare nel vortice della delinquenza o
della prostituzione. Le famiglie sono smembrate. Nelle città, lungo la
strada, si vedono bambini e ragazzi vendere sigarette, altri che
lucidano le scarpe, altri ancora passano tra le macchine per vendere
pistacchi o giornali. Nel paese che ha dato al mondo la prima civiltà -
fonte della nostra - e che ha visto nascere Abramo, padre delle tre
religioni monoteiste, dover privare i propri figli dell’istruzione e
della cultura è cosa peggiore che privarli di pane e di medicine.
Il massacro degli Innocenti: 600.000 bambini condannati a morte.
Signor Segretario generale, all’ONU, si preparano alle celebrazioni per
i dieci anni della Convenzione dei Diritti del Bambino. Gli Stati Uniti
d’America non hanno mai ratificato la Convenzione dei Diritti del
Bambino, lo sappiamo, ma l’Italia sì, l’Europa sì, e se non vado errato,
i paesi Occidentali hanno tutti ratificato la Convenzione dei Diritti
dell’Uomo. Il comportamento dell’Europa, silenziosa, apatica e ipocrita
di fronte al dramma della popolazione irachena è sconcertante. Non si
tratta solo di un popolo che muore di fame e di malattie da 10 anni,
colpito da bombardamenti unilaterali che continuano a distruggere ed a
seminare la morte, ma di un paese che da 10 anni deve affrontare la
contaminazione radioattiva, con le sue terribili conseguenze: nascita di
centinaia di bambini con malformazioni, migliaia di persone colpite da
collasso del sistema immunitario, con forte aumento delle infezioni;
altre malattie che sviluppano herpes e herpes zoster o sintomi simili a
quelli dell’AIDS, disfunzioni renali ed epatiche, aumento spaventoso
(fino a 450% l’anno nel sud del paese) di leucemia, anemia aplastica o
neoplasie maligne.
Ecco il bilancio di 10 anni di campo di
concentramento del popolo iracheno. Il tragico olocausto del popolo
ebreo è durato cinque anni, quello del popolo iracheno, purtroppo dura
da dieci anni; nel silenzio della Comunità internazionale, dei Governi,
dell’ONU e delle Istanze internazionali. L’Occidente ha seminato nelle
nuove generazioni di questo popolo soltanto la cultura della morte,
dell’odio, dell’arroganza e dell’indifferenza. E’ diventato
insopportabile sentire i discorsi dei Leader europei con continui
riferimenti ai valori della Democrazia, che insistono sui Diritti umani e
con voce turbata lanciano commoventi appelli per aiuti umanitari ai
paesi bisognosi, proclamano il loro attaccamento ai valori cristiani ed
applaudono ai discorsi del Santo Padre, ma che non muovono un dito,
acconsentono ed aderiscono, senza far nulla, alla condanna a morte di
5.000 bambini innocenti al mese.
L’ONU proclama un embargo e manda i suoi funzionari a contare i morti.
Sono un ex funzionario dell’ONU; ho lavorato per anni alla sede
dell’UNICEF di Ginevra. I miei ex colleghi, a Baghdad, sono disperati.
Non capiscono (e non solo loro) come l’ONU possa varare un embargo che
porta alla morte centinai di migliaia di persone e nello stesso tempo
inviare aiuti umanitari e i suoi funzionari dell’UNICEF, dell’UNESCO e
dell’OMS, impotenti davanti ad una tale tragedia e ridotti a contare i
morti!
In questi ultimi anni, i funzionari delle Nazione Uniti di
stanza a Baghdad presentano regolarmente le loro dimissioni, uno dopo
l’altro. Un numero sempre crescente denuncia lo “spettacolo” che hanno
sotto gli occhi e che per loro ha raggiunto un livello intollerabile,
diventando un grave problema di “coscienza”. Dopo Scott Ritter e Dennis
Halliday, che con le loro dimissioni hanno definito l’embargo “un vero e
proprio genocidio sanzionato dall’ONU”, sono recenti le dimissioni di
Hans von Sponeck, capo del programma umanitario ONU in Iraq. Non si può
dimenticare “l’affare dell’UNSCOM”!, con i suoi funzionari al servizio
della CIA e la triste faccenda del Signor Richard Butler che fu
all’origine dei bombardamenti anglo-americani del dicembre 1998
sull’Iraq.
Dennis halliday, che sta preparando un importante
rapporto sulle conseguenze dei bombardamenti unilaterali anglo-americani
nelle due “no fly zones”, ha recentemente dichiarato che “la tragedia
del popolo iracheno ha raggiunto un tale punto che non è più possibile
tacere.(…) E’ impossibile associarsi a una tale realtà, per quanto mi
riguarda, non ne sono capace”. Questi funzionari dell’ONU, Signor
Segretario generale, hanno lavorato per anni sul terreno in Iraq, ma
hanno preferito sacrificare la propria carriera piuttosto che diventare
complici di questo tremendo genocidio.
Da parte mia, lo scorso
luglio, ho presentato un rapporto ai Parlamentari italiani sulle
conseguenze della contaminazione radioattiva sulla popolazione e
l’ambiente in Iraq. La III Commissione Affari Esteri della Camera, in
data 16 novembre 1999, ha ratificato una Risoluzione, in seguito
presentata al Governo, che sollecita la costituzione di una Commissione
scientifica d’inchiesta sulle conseguenze dell’utilizzo delle armi
all’uranio impoverito in Iraq e sui Balcani. Finora la suddetta
Commissione, a cinque mesi della ratifica, non è stata ancora
costituita.
Un milione di proiettili all’uranio impoverito lanciati sull’Iraq.
Come certamente saprà, Signor Segretario generale, documenti del
Dipartimento di Stato degli Stati Uniti d’America e del Ministero della
Difesa Britannico confermano che durante la guerra del Golfo fino ad
oggi sono state riversate sull’intero paese oltre 135.000 tonnellate di
bombe, tra cui più di 940.000 proiettili all’uranio impoverito: circa
700 tonnellate di uranio 238. E’ ormai noto che le armi all’uranio
impoverito, sperimentate per la prima volta dalle forze multinazionali
nel 1991 in Iraq, durante l’operazione “Tempesta nel deserto”, hanno
rivelato tutta la loro efficacia, ma hanno provocato un preoccupante
inquinamento radioattivo dell’aria e dell’ambiente, contaminando la
popolazione, particolarmente nel sud dell’Iraq, e migliaia di militari
della forza multinazionale.
Un video del U.S. Army, distribuito
dallo Stato Maggiore dell’esercito per il “training” dei militari
(copia del quale ho distribuito ai membri della Commissione Affari
Esteri del Parlamento) informa che l’esplosione provoca l’incendio
dell’uranio impoverito, che libera così nell’ambiente circostante, con i
suoi fumi, milioni di particelle radioattive da 5 a 7 micron. Se
respirate, le particelle si fissano nei polmoni provocando, a medio e
lungo termine, gravi patologie quali cancro, leucemie e deficienze
immunitarie. Questa è una delle prime cause della contaminazione
radioattiva che ha colpito i militari delle forze armate della
coalizione che operavano in Kuwait e nel sud dell’Iraq, durante la
guerra del Golfo. Paradossalmente, i militari impegnati nella guerra del
Golfo non avevano ricevuto nessuna istruzione, nessuna direttiva per la
loro protezione. Si avvicinarono e salirono sui carri armati iracheni,
contaminandosi con i raggi Alfa, Gamma e Beta, dell’uranio 238. Oggi, a
distanza di dieci anni, oltre 200.000 veterani americani ed inglesi
contaminati accusano una serie di gravi patologie.
I risultati
delle ricerche effettuate dal DoD (Dipartimento di Stato alla Difesa
degli Stati Uniti d’America) confermano che decine di milioni di grammi
di uranio impoverito si sono sprigionate dopo l’impatto dei proiettili.
“L’ossidazione in superficie dei frammenti dei penetranti all’uranio
impoverito”, precisa un rapporto dell’U.S. House of Representatives “è
un processo significativo poiché le forme ossidate di uranio sono più
solubili a contatto con l’acqua e, quindi potenzialmente più disponibili
per l’assunzione umana ed animale. A contatto con l’acqua, il metallo
Uranio si corrode e diventa solubile, diventando potenzialmente
trasportabile attraverso i corsi d’acqua di superficie e
sotterranei.(...) I penetranti di corazzatura all’uranio impoverito sono
costituiti da una lega di uranio e dallo 0,75% di titanio. L’impiego
intensivo di tali penetranti nel corso di esperimenti ed operazioni
hanno dimostrato che i residui sono soggetti a ossidazione atmosferica
e/o alla corrosione dell’acqua (ruggine). L’uno o l’altro di questi
processi può portare ad una contaminazione dell’ambiente che ha tutto il
potenziale di provocare danni irreversibili alla salute umana,
soprattutto attraverso i corsi d’acqua”.
Per quanto riguarda la
popolazione irachena, rimasta a contatto con milioni di pezzi
radioattivi (e colpiti da continui bombardamenti), con un embargo che
impedisce qualsiasi decontaminazione e assistenza ai malati contaminati,
non è difficile immaginare il quadro della situazione.
Iniziative unilaterali in Europa per rompere l’embargo.
Purtroppo Signor Segretario generale, potrei continuare per pagine. A
questo punto, vista l’urgenza di passare ad azioni concrete, non serve
più scrivere libri, organizzare manifestazioni, fare conferenze,
redigere documentari o presentare interpellanze in Parlamento, che tra
l’altro restano (quasi) senza riscontro: bisogna passare ad iniziative
più forti, più “spettacolari”, più sconvolgenti. A seguito del volo
Amman-Baghdad, che ho effettuato con il parlamentare Vittorio Sgarbi,
l’industriale Nicola Grauso et il pilota Nicola Trifoni, saranno
prossimamente organizzati altri voli che partendo dalle diverse capitali
europee, trasporteranno parlamentari, senatori, premi Nobel, artisti,
rappresentanti di associazioni umanitarie e di organizzazioni non
governative, giornalisti della carta stampata e delle reti televisive,
personalità del mondo della politica, delle scienze, della cultura e
delle religioni, e che atterreranno direttamente a Baghdad. Certamente,
non basterà. In diversi paesi europei, compresa la Svizzera, si stano
organizzando raccolte di firme che chiederanno ai governi europei una
rottura unilaterale dell’embargo. Altre iniziative sono allo studio,
sperando però di non dovervi ricorrere.
Per conto suo, Ramsey Clark,
ex Ministro della Giustizia dell’Amministrazione Reagan ed avvocato di
diritto internazionale, ha raccolto l’adesione di 35 città degli Stati
Uniti e centinaio di firme di personalità del mondo della Politica,
delle Scienze, della Religione, della Cultura e dell’Arte in tutta
l’Europa, per avviare una procedura presso gli organismi internazionali
capace di portare l’Amministrazione Americana davanti ad un Tribunale
internazionale per crimini contro l’umanità (utilizzo di armi di
distruzione di massa) e genocidio del popolo iracheno.
RingraziandoLa dell’attenzione, La prego di gradire, Signor Segretario
generale, i miei più distinti saluti. Jean-Marie Benjamin Assisi, 13
settembre 2000
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